Chiese
Il Santuario della Madonna degli Angeli.
Negli inventari dei commendatori gerosolimitani, a partire da quello del 1515 e fino a quello del 1646, è sempre citata una chiesetta o cappella che sorgeva fuori del paese, nella località chiamata sopra Fellino o Pedj Monte, conosciuta come Santa Maria Nova. Nella chiesetta vi era dipinta al muro l’immagine della Beatissima Vergine col suo bambino circondata da angeli. Era antichissima e al tempo della peste nel 1656 vi si concorreva da molti Paesi e tutti ne ricevettero grazie.
La chiesa fu dedicata alla Madre di Dio Regina degli Angeli - Deiparae Angelorum Reginae - solamente nel 1661, a seguito della sua ricostruzione ed ampliamento per interessamento del commendatore Girolamo Branciforti.
Secondo un’antica tradizione, il ritrovamento dell’affresco con l’immagine della Madonna sarebbe avvenuto ad opera di un contadino che attendeva all’aratura del proprio campo. L’arciprete don Giuseppe Maria Ravelli, parroco dal 1814 al 1851, così raccontava ai fedeli: un contadino di Camposano era intento ad arare la terra con due giovenchi quando questi, giunti presso la siepe dove si trovava sotterrato il quadro, sostarono e, sebbene sferzati a sangue, s’inginocchiarono e non vollero rialzarsi. Il buon uomo, timorato di Dio, capì che qualche cosa di miracoloso dovesse trovarsi nel folto della siepe. Lasciò i buoi proni alla divina adorazione e corse a darne nuova ai suoi concittadini ed a quelli di Cicciano. La notizia si sparse rapidamente e tutto il popolo accorse per osservare la posizione dei giovenchi e così venire alla decisione di abbattere il cespuglio e fare degli scavi. Ad un metro al disotto del cespuglio, si presentò un muro con una nicchia ed in questa l’immagine di Maria Santissima seduta sulle nuvole, in atto di allattare il divino bambino Gesù, posato sulle sue ginocchia, con tre testoline di serafini a destra e a sinistra del suo capo.
Con chiaro riferimento alle modalità del ritrovamento, per un certo periodo, nel corso del ‘700, la località dove sorge la cappella fu chiamata anche La Cappella dei bovi. In quel periodo, nella chiesetta, per comodo degli abitatori di campagna, vi si celebravano ottantacinque messe ogni anno. Il Comune, poi, aveva un’apposita voce nel proprio bilancio per l’acquisto dell’olio per la lampada che ardeva davanti alla Madonna e per la festa che veniva celebrata la prima domenica del mese di agosto. Oggi la festa è celebrata nella seconda settimana dopo la Pasqua.
Nel Santuario, oltre all’affresco della Madonna, si conserva anche un secondo affresco del 1770 raffigurante l’Arcangelo Michele opera del pittore Angelo Mozzillo.
La Cappella di Sant’Antonio Abate.
L’inventario dei beni della Commenda del 1617 riporta la notizia della costruzione di una cappella dedicata a Sant’Antonio nella località chiamata Lo Campo, poco distante da Li Marenda. La Cappella molto probabilmente fu completata qualche anno dopo. Agli inizi del ’700, la chiesetta era semidistrutta. Il commendatore Cicinelli la concesse alla Congregazione dei Laici del Santissimo Rosario la quale la riedificò ma sotto la denominazione di Santa Maria delle Grazie, anche se per il popolo continuava ad essere la Cappella di Sant’Antonio.
La festa in onore del Santo si celebra nel mese di gennaio e dura tre giorni. E’ caratterizzata dall’accensione dei focaroni, dal rito di attorniare per tre volte l’edificio di culto, dallo sparo di fuochi d’artificio durante la processione e nella serata conclusiva.
La Chiesa di San Pietro ovvero la Chiesa Madre fu completamente riedificata nel 1646, dopo l’eruzione del Vesuvio del 1631, dal commendatore Branciforti. L’evento eruttivo diede semplicemente il colpo di grazia, in quanto la chiesa, per le ingiurie del tempo già si presentava diruta e cadente.
I resti del primo edificio sono ancora oggi visibili. Sotto il secondo altare sul lato sud c’è una piccola cappella affrescata con i resti di un altro altare di fabbrica spoglio. Sulla parete frontale è dipinta una Madonna con Bambino e due santi in atto di pregare, uno dei quali è Sant’Antonio Abate.
Con Giuseppe Maria Cicinelli, commendatore dal 1718 al 1771, fu costruita la seconda navata laterale, parallela alla prima ma più corta, tutta sul lato nord essendo quello sud addossato al palazzo della Commenda. Il concorso nella spesa da parte dell’Università fu rilevante, circa mille ducati. La decisione di costituire di pianta un nuova nave con tre cappelle fu approvata in un pubblico Parlamento e fu motivata dalla necessità di rendere la chiesa capiente di quel numeroso popolo di molto avanzato.
L’apertura su corso Garibaldi è avvenuta nel 1948 ad opera dell’arciprete Don Francesco Rastelli. Il prospetto frontale fu completato nel 1958.
La Chiesa dell’Immacolata Concezione originariamente era dedicata a San Barbato. Cambiò denominazione all’inizio del seicento a seguito della collocazione di un quadro della Santissima Concezione sull’altare. Oggi sullo stesso altare vi è un altro quadro della Santissima Vergine Immacolata, opera del pittore Filippo Falciatore del 1763.
La Chiesa del Corpo di Cristo fu costruita tra il 1582 e il 1617 nella località Li Rosci. A seguito della costruzione di questo edificio di culto, la località venne chiamata La strada del Corpo di Cristo.
La Chiesa dell’Annunziata, detta anche La Nunziatella, fu anch’essa costruita tra il 1582 e il 1617 nella località Li Marenda con le elemosine dell’Università. Nella chiesa si conservava una tavola dell’Annunciazione del 1594 del pittore Giovanni Antonio Ardito, oggi collocata nella Chiesa di San Pietro.
La Chiesa di Sant’Anna fu eretta nel 1670 dal commendatore Girolamo Branciforti. Nella chiesa si esercitava la Congregazione dei Beati Morti, fondata dallo stesso Commendatore. Vi si conservava una tela raffigurante Sant’Anna e la Vergine del XVII secolo, di autore sconosciuto, oggi provvisoriamente collocata nella Chiesa di San Pietro.
La Chiesa di San Giacomo fu costruita nel 1763 dal Patrizio di Ravello e Signore di Cutignano Antonio Fusco. Sugli altari laterali vi sono due tele: una Visione di Santa Francesca Romana, opera del pittore Giovan Battista Vela del 1772, e La Sacra Famiglia, opera del pittore Paolo de Majo del 1771.
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